Archimede e Teocrito, siracusani illustri

Archimede da Siracusa

Ad Archimede da Siracusa si devono molte invenzioni, fra cui quella della vite perpetua, della carrucola mobile, delle ruote dentate e la scoperta del principio che porta il suo nome, (Principio di Archimede (Idrostatica), - un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso all'alto uguale, in peso, al volume del liquido spostato, cioè perde del suo peso tanto quanto il peso del liquido che si sposta) per il quale si narra, che quando ne scoprì la legge fisica, trovandosi nel bagno, invaso dalla gioia, usci dall'acqua e nudo com'era, andò gridando per le vie: Eùreca! Eùreca! che significa: Ho trovato! Ho trovato! Fu autore di molte opere, tra le quali: Principio della meccanica; Quadratura della parabola; Della sfera e del cilindro; Conoidi e sferoidi; Delle spirali; Misura del cerchio; Arenario; Sul metodo; Sui galleggianti.
Al re Gerone egli avrebbe detto la celebre frase: "Dammi un punto d'appoggio ed io solleverò il mondo" avendo compreso il principio delle leve.
Durante l'assedio posto dal Console Marcello a Siracusa, in occasione della seconda guerra punica; Archimede contribuì validamente alla difesa della città costruendo catapulte e baliste per lanciare sassi e dardi, potenti uncini di ferro per afferrare e affondare navi nemiche, e specchi ustori per incendiarle, ossia specchi concavi da concentrare i raggi solari, e incendiare a distanza le navi, allora di legno. La sua rinomanza era così grande che i Romani, invadendo la città, avevano avute ordine di rispettare la vita dell'insigne cittadino. Però, sventuratamente, un soldato, entrato in casa di lui, lo trovò asserto su certe figure geometriche che aveva disegnato. Chiestogli ripetutamente se fosse Archimede, questi, intento come era nello studio, non gli rispose, e lo uccise. Quando i Romani si accorsero del fatale errore, tributarono, all'immortale siracusano, onoranze solenni e gli diedero superba sepoltura.

Teocrito da Siracusa

Considerato uno dei più grandi poeti classici del IV - III secolo a.C., di Teocrito è incerta la data di nascita (forse il 310, l'anno della vittoriosa spedizione navale di Agatocle in Africa contro i Cartaginesi). Si sa che in giovinezza si recò a Cos, paese d'origine della madre: ale viaggio comportò il suo ingresso nel gruppo dei poeti di Fileta. Una sua composizione del 275 dedicata a Gerone II, Le Càriti, fa supporre che egli desiderasse usufruire dei favori della corte per potersi stabilire a Siracusa come poeta protetto dal tiranno. Riuscì pure a trovare un sovrano mecenate in Tolomeo II Filadelfo, in Egitto; e ad Alessandria conobbe Callimaco, grande estimatore dell'opera Ciclope (da confrontare col frammento dell'omonimo componimento di Filosseno). Ignoti sono il luogo e la data di morte del poeta.
Teocrito è considerato il maggiore poeta dell'età ellenistica, vero erede del genere bucolico creato da Stesicoro, ma anche poeta di versi amorosi e leggeri nella descrizione della società del suo tempo. Si espresse con inni, elegie, liriche, giambi, epigrammi, anche se fu famoso fin dall'antichità per la freschezza del suo genere bucolico; i componimenti che ci sono giunti sono appunto nella raccolta dei poeti bucolici (Artemidoro di Efeso) - età di Silla - insieme a quelli di Mosco, Bione, ed altri anonimi. Gli Idilli più famosi sono Dafni, il Ciclope, Le Talisie (che la tradizione vuole composta nell'isola di Cos), Le siracusane, Ila, Epigrammi, Arsinoe, Tirsi, Serenata, Pecoraio, Eracle bambino, Syrinx, Le Incantatrici, I Mietitori, L'amore di Cinisca, Le Càriti (encomio di Gerone II), il Tolomeo (encomio di Filadelfo), La fattura, La visita d'amore, Dioscuri, Berenice. Alcuni di questi idilli ispireranno Virgilio.

Recensioni
Siracusani celebri

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